La persona
Chi era Alessandro
Marito di Natalia, papà di Sofia e Greta, amico di una vita intera. Per tutti, semplicemente, Morris.
Aveva 35 anni, una famiglia che era il suo centro di gravità, una compagnia di amici che non lo ha mai lasciato solo e una risata che chi c’era non riesce a dimenticare.
Prima di tutto: la famiglia
Alessandro era il marito di Natalia e il papà di Sofia e Greta. Chi lo conosceva sa che ogni discorso, prima o poi, tornava lì: a casa, alle sue bambine, ai progetti insieme.
Era un uomo delle piccole cose fatte bene: una partita di pallone tra compagni, una cena con la famiglia e gli amici, il piacere di stare con gli altri. È esattamente da qui — dalle cose che amava — che i suoi amici sono ripartiti per ricordarlo.
Le parole di chi lo ha amato
Tra le testimonianze più preziose ci sono le parole di chi ha condiviso con Alessandro la vita di ogni giorno. Questo video è raccolto qui come documento pubblico di memoria, con rispetto e senza aggiungere interpretazioni.
Morris, l’amico
Nelle conversazioni del gruppo del torneo il suo nome torna ogni anno, sempre con lo stesso affetto: «Auguri Ale», «Ciao Morris», «buon compleanno campione».
Gli amici lo ricordano solare, divertente, benvoluto da tutti: quello che in campo voleva la maglia numero 10 e fuori dal campo teneva insieme il gruppo. Una delle cronache scherzose scritte dopo il torneo si chiude così: «Se chiudete gli occhi, quella sua risata, la sentirete». Non serve aggiungere molto altro.
- Il nome
- Alessandro Morricella; per gli amici Ale, Morris, Morricella. Il 15 luglio era il suo compleanno.
- La famiglia
- Il marito di Natalia e il papà di Sofia e Greta: il centro della sua vita.
- Il pallone
- La sua passione condivisa: la maglia numero 10, le partite con gli amici, il torneo che oggi porta il suo nome.
- Il lavoro
- Operaio all’ILVA di Taranto, addetto alla misurazione della temperatura della ghisa all’Altoforno 2.
Una presenza che accompagna
Chi partecipa al torneo del 15 luglio conosce i due teli che compaiono a ogni edizione: il grande ritratto dipinto di Alessandro e la sua fotografia in campo, da giocatore. Sono il segno più visibile di una memoria che la comunità ha scelto di tenere accanto a sé, anno dopo anno.
L’8 giugno 2015
La mattina dell’8 giugno 2015 Alessandro stava misurando la temperatura della ghisa all’Altoforno 2 dell’ILVA di Taranto, come ogni giorno, quando una vampata di ghisa incandescente lo investì. Lottò per quattro giorni. Morì il 12 giugno 2015, a 35 anni.
La sua morte è diventata una vicenda giudiziaria importante, con una sentenza di primo grado arrivata quasi nove anni dopo. Questo sito la racconta — perché anche la verità è una forma di rispetto — ma la tiene in una sezione dedicata, con il metodo e la prudenza che merita: qui, in questa pagina, resta prima di tutto Alessandro.
Il torneo come memoria viva
Il 15 luglio, il giorno del suo compleanno, il campo torna a riempirsi: le maglie con il suo numero 10, i teli con il suo volto, i bambini che lanciano i palloncini, la cena tutti insieme a fine serata.
Non è una ricorrenza formale. È il modo che famiglia e amici hanno trovato per continuare a stare con lui: con un pallone, come tante altre volte.
Un ritratto che continua a crescere
La memoria di Alessandro vive negli album della famiglia e degli amici: fotografie, video, parole. Questa pagina cresce con loro, una scelta alla volta, perché ogni contenuto pubblicato deve poter restare.
Le fotografie di questa pagina sono condivise dalla famiglia e dagli amici. Le immagini dei bambini vengono pubblicate solo quando i volti non sono riconoscibili o con il consenso di chi ne ha cura.